Ambito Territoriale S2
Giovedì 19 Aprile 2012 11:44    PDF Stampa E-mail
La sfida decisiva

I Comuni sono alle prese con nuove sfide nel campo dei servizi alla persona. I Decreti 77 e 81 del Commissario ad Acta per il risanamento della sanità, nonché la DGR n. 50 del 28 febbraio, impongono l’obbligatorietà di copertura finanziaria da parte dei Comuni,, nella misura del 50%, delle prestazioni sociali nell’ambito del costo delle prestazioni socio sanitarie. In tal modo, saranno garantiti i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) con l’integrazione finanziaria tra ASl e Comuni, adottando, altresì, il principio della compartecipazione degli utenti. La Regione Campania assicurerà la copertura della quota sociale, di cui, negli anni scorsi, si è fatta carico l’Asl “per conto” degli Enti Locali. Cosa accadrà nel 2013? La Regione riuscirà a garantire quanto previsto dall’art. 37 della Legge sulla Dignità e la Cittadinanza Sociale? Ovvero l’istituzione di un fondo regionale per l’integrazione socio sanitaria? E’ un punto decisivo! Ancor più decisiva è la questione di fondo: gli Enti Locali, oltre ai LEA (gli interventi socio sanitari) saranno in grado di garantire ai loro cittadini i LIVEAS ovvero i Livelli Essenziali di Assistenza Sociale? Assicurare tali livelli è priorità umana, educativa, relazionale e finanziaria. Si pensi ai centri diurni (sociali) per diversamente abili: sono l’alternativa alla istituzionalizzazione e finanziarizzazione sanitaria dell’utente, che tutto ingloba e divora. Perciò, fare sociale conviene. Intanto, alcun Governo Nazionale, fino a questo momento, ha provveduto a legiferare sui Livelli di Assistenza Sociale, che lo Stato, nelle sue diverse articolazioni e con differenti competenze e responsabilità, è tenuto a garantire, in quanto diritti esigibili. Non è solo dovere dei Comuni. Pur nella non definizione di tali livelli, i riferimenti normativi sono chiari: la Legge sulla Dignità e la Cittadinanza Sociale (ricordiamo che le Regioni hanno competenza esclusiva nell’organizzazione dei servizi sociali, dopo la riforma del Tittolo V, parte seconda della Costituzione) definisce le priorità sociali, alla luce della legge quadro 328 del 2000: residenzialità, semiresidenzialialità, domiciliarità e pronto intervento. Occorre, dunque, una interlocuzione forte tra i Comuni e la Regione e tra questa con lo Stato, nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni, affinché le priorità sociali siano adeguatamente garantite. Il Comune da solo non potrà rispondere a questa sfida! Si rinchiuderebbe nel proprio recinto, dismettendo di fatto le funzioni pubbliche di programmazione complessiva dei servizi alla persona, indebitandosi per la spesa  socio sanitaria da sostenere, senza avere la forza finanziaria e, prima ancora organizzativa, di implementare e sviluppare percorsi di natura sociale, in alternativa alla sanitarizzazione. Senza questa alternativa si configurerebbe un doppio danno: alla salute del cittadino (salute è benessere sociale, non solo “sanità”); alle tasche dei Comuni e, quindi, dei cittadini in ostaggio della “sanitarizzazione”. Tutto ciò, in una Regione come la Campania, sarebbe veramente devastante! Saranno in grado i Comuni di agire in associazionismo interistituzionale, difendendo le loro prerogative costituzionali sociali e, quindi, non cedendo ad una sorta di aziendalismo burocratico-sanitario? E’ la sfida decisiva!  

 

                                                                                                                     Il Responsabile Rapporti Istituzionali

                                                                                                                                         Dott. Aniello Landi

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 23 Aprile 2012 10:49 )
 

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